Bum bum bum!

tipo questa, ma non proprioUno dei lati del Maranza ignoto ai navigatori è la sua frenetica attività di batterista, iniziata nel lontanissimo 1991, proseguita per circa 10 anni con la sua formazione storica (gli Ed Gein), poi bruscamente interrotta per logoramento dei testicoli dovuto ai gatti del cantante che mi cagavano sul tappetino e solo da un anno circa ripresa a pieno ritmo insieme ai CSR.

Non saprei spiegare esattamente perché ho deciso di dedicarmi alla batteria: prima dei 16 anni mi ero sempre disinteressato all'attività musicale e l'idea di imparare a suonare uno strumento non aveva mai sfiorato la mia testolina.
Poi il mio vicino di casa ha iniziato a suonare, io l'ho visto in azione ed ho immediatamente pensato "Hey, ma io sono un batterista! Come ho fatto a non accorgermente prima?" e quindi ho iniziato un'opera di martellamento selvaggio sui miei poveri genitori, che in pochi mesi sono stati costretti a capitolare e a darmi il loro accordo per l'acquisto.

La mia prima batteria era una cosa agghiacciante, come è giusto che sia per chi si accosta la prima volta allo strumento.
Di marca sconosciuta, con tamburi dal fusto cortissimo e dal suono orrendo, senza pelli risonanti, di colore indefinibile e con il reggitom che non dava alcuna possibilità di regolazione dato che manteneva il suo fragilissimo equilibrio solo grazie a un'abbondante strato di nastro adesivo, la mia prima batteria faceva il suo trionfale ingresso a casa Maranza nel caldo mese di Giugno 1991.
La buona sorte ha sorriso immediatamente ai miei genitori, visto che nel giro di due mesi scarsi la batteria veniva trasferita nella cantina-sala prove del cantante degli Ed Gein, da dove non avrebbe mai fatto ritorno.

Il fatto di non essere più un povero studente squattrinato mi ha permesso da qualche anno di fare un notevole salto di qualità e sono oggi fiero possessore di una Tama Artstar II nera (vagamente simile a quella che vedete nella foto qui di fianco) che suona divinamente e che mi fa venire brividi di piacere ogni volta che l'accarezzo con lussuria.

Disclaimer: io ho sempre suonato musica rock ed esprimo un parere basato esclusivamente sulla mia personale esperienza. I batteristi jazz che hanno studiato al conservatorio e si sono diplomati in percussioni con master sulla tecnica del vibrato dodecafonico nel tamburo bantù sono pregati di non offendersi per le inevitabili imprecisioni, generalizzazioni improprie o bestialità assortite che compaiono qui sotto.

La batteria è un oggetto profondamente diverso da ogni altro strumento musicale, tanto da mettere profondamente in dubbio la sua natura "musicale".
Ci sono batteristi (professionisti o maniaci della perfezione) in grado di "accordare" i vari tamburi in modo da ottenere un suono armonico, ma la vera anima della batteria non sta nella "musica" comunemente intesa.
E' uno strumento selvaggio e primordiale, viscerale, dotato di una gamma sonora limitatissima.
Per questo motivo il batterista viene spesso considerato un po' il minus habens del gruppo, quello completamente privo di velleità "artistiche" o "creative".

- Qual è il modo migliore per far rallentare un batterista?
- Mettergli davanti uno spartito


Pur non ritenendomi, in generale, un ritardato mentale, devo ammettere che in campo musicale sono poco al disopra di un pitecantropo.
Quando in saletta si discuteva dei pezzi, i "musicisti" passavano il tempo a discutere su come fare a mettere la strofa sul giro in fa, a provare le note giuste per non far stonare l'assolo con la parte ritmica. Era probabilmente l'unico contesto in cui mi guardavo bene dall'esprimere un'opinione.
D'altronde chiunque abbia esperienze musicali sa benissimo che il batterista ha un'autonomia di circa 5 minuti di bla bla bla altrui prima di incominciare ad annoiarsi e ricomincia a suonicchiare sulla sua amata batteria facendosi amabilmente odiare dagli altri componenti della band.
Dopo alcuni tentativi di spiegarmi la struttura delle canzoni con una terminologia appropriata (c'è un'introduzione in sol, poi entra la seconda chitarra con gli armonici in fa, quando passa in do maggiore entra la strofa ecc ecc), i miei colleghi si sono dovuti abbassare al mio livello (c'è il pezzo quello "na na naaaa na na", poi la chitarra fa i "piripirpiripi", quando facciamo "ueeeeee" il cantante dice "sciabalabula din din don", e poi c'è il pezzo incazzato).
Nonostante questi miei evidentissimi limiti, nessuno ha mai avuto da ridire sulle mie capacità come batterista e questo mi conforta nell'idea che per chi lavora dietro a piatti e tamburi la preparazione musicale è sostanzialmente un optional interessante ma certamente non una necessità.

- Qual è il modo migliore per far far smettere di suonare un batterista?
- Mettergli davanti uno spartito con delle note sopra

Suonare la batteria è innanzitutto una cosa divertente.
Non ci vuole molto per fare qualcosa di piacevole: si prende una bacchetta e si picchia su un tamburo, prima piano piano e poi sempre più forte.
La gioia che si prova nel sentire l'adrenalina che sale sempre di più e che invoglia a picchiare sempre più forte, in un formidabile feedback cuore-cervello-mano-orecchie, è qualcosa di indescrivibilmente glorioso.
Più picchi forte, più il tamburo sembra urlare "si, così, di più, fammi godere!" e questo è forse il motivo per cui quando si inizia a suonare la batteria si tende a correre nella direzione della velocità e della potenza piuttosto che interessarsi alle sfumature timbriche e alla gestione della dinamica.
Una delle cose più difficili da fare per un batterista non è (come qualcuno potrebbe pensare) suonare forte e veloce, ma imparare a suonare sempre alla velocità "giusta" e con la potenza richiesta da quel preciso passaggio musicale.
Io ho sempre avuto la tendenza ad accelerare spaventosamente nei pezzi che mi piacevano e di rallentare vistosamente in quelli che trovavo meno stimolanti, causando così l'ira funesta dei chitarristi che ogni tanto dovevano lasciar perdere qualche nota per riuscire a corrermi dietro.
La prima volta che siamo andati a registrare in studio e che mi sono riascoltato suonare, mi è venuto il mal di mare a sentirmi andare su e giù in maniera così plateale, e mi sono un po' vergognato.

- Perché una drum machine è meglio di un batterista?
- Perché la drum machine è capace di tenere il tempo e non cerca di portarsi a letto la tua ragazza.

Da quando suono con i CSR mi tocca, per motivi tecnici, indossare delle cuffie che mi sparano il click del metronomo dritto nelle orecchie.
Questo mi ha obbligato ad imparare a tenere il tempo decentemente e a smetterla di correre felice e gioioso nei verdi prati della sezione ritmica, ma d'altra parte mi impedisce quasi completamente di sentire quello che sto suonando.
So che sembra strano, ma per riuscire a sentire decentemente il click ho bisogno di un paio di cuffie che riescano ad isolarmi dal suono esterno, quindi mi tocca suonare la batteria senza sapere esattamente quali suoni io stia producendo.
Sorprendentemente, la cosa non mi infastidisce più di tanto: quello di cui ho veramente bisogno di "sentire" non è il suono della batteria, ma la sensazione tattile dei pedali e delle bacchette.
Suonare da sordo (e anche da cieco, visto che spesso chiodo gli occhi oppure guardo altrove) non mi dà grandi problemi, mentre trovarmi in situazioni fisicamente inusuali (bacchette più dure rispetto a quelle a cui sono abituato, pelli dei tamburi con un rimbalzo "sbagliato", batteria posizionata in un modo che non mi piace o con angolazioni assurde dei piatti) mi impedisce di suonare decentemente.
Lascio al lettore il piacere di trovare un legame tra questa enorme importanza della componente tattile e il fatto che io mi porti a letto la sua ragazza.

- Come si chiama un tizio a cui piace andare in giro con dei musicisti?
- Si chiama "batterista"


Ci sono parecchi stereotipi sul batterista rock, che viene dipinto come una sorta di animale selvaggio molto stupido, grande bevitore di birra, incapace di provare sensazioni complesse ed articolate (avete mai sentito parlare di un batterista che scrive poesie o che si suicida perché ha avuto una crisi esistenziale? no? ecco, apunto), legato al battito primigenio dell'universo da una sorta di ancestrale cordone ombelicale potente e inesplicabile.
Un po' come Hulk, ma senza essere verde.
Personalmente faccio fatica a smentire questo luogo comune.
Se è vero che per imparare a suonare decentemente la batteria ci vuole un'impegno mentale non indifferente e che per maneggiare decentemente le bacchette ci vogliono anni e anni di studio e di applicazione, è anche vero che l'essenza più pura e vitale della batteria non sono i paradidles sincopati a svisature incrociate ma il caro vecchio "bum bum bum!" della cassa sui quarti, che è il pilastro su cui viene costruito tutto il resto.
Nel momento in cui studi devi metterci la testa, fare gli schemini e addirittura leggere delle partiture, ma nel momenti in cui devi suonare davvero quello che conta è il cuore, il fiato, i muscoli e i tendini.
Chi non ha il bum bum bum che gli rimbalza nel cuore non potrà mai diventare un batterista decente.

NOTE:

1) Le simpatiche gag in corsivo sono tratte da qui http://www.cse.ogi.edu/Drum/jokes.html

2) I batteristi sono tutti uomini. Con l'esclusione di alcuni rarissimi fenomeni da baraccone e di un paio di transessuali operati, non esitono batteriste donne che superino la soglia della decenza.

3) I piatti della batteria costano un sacco di soldi. I piatti, a differenza dei tamburi, possono rompersi con una certa facilità se non vengono trattati con delicatezza. Nei primi anni di pratica, ho rotto più di un piatto, ed ogni volta mi sono sentito morire di vergogna e di rimorso per aver ucciso con le mie mani quell'amico fedele. Contrariamente a quello che succede a molte persone, non ho mai avuto incubi sul mio esame di maturità: quando il mio subconscio vuole mandarmi un messaggio di angoscia, disperazione ed impotenza mi manda in sogno l'immagine del mio ride Zildjian serie K che si sfalda.

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