Chez moi
Il popolo francese ha molti difetti*
ma ha anche alcuni pregi non indifferenti, e tra questi quello di aver inventato
la parola "chez", che il dizionario traduce come "da, presso,
a casa di" e che probabilmente in molti conoscono perché usato frequentemente
nei nomi dei ristoranti
francesi .
In particolare c'è un'espressione alla quale sono particolarmente legato
e della quale non esiste una vera a propria traduzione, ed è "chez
moi".
Non riesco a trovare in italiano un'espressione che indichi con la stessa forza
la sensazione di identificazione di una persona con un luogo.
In italiano si direbbe forse "sentirsi a casa", ma non è la
stessa cosa. "Sentirsi a casa" significa essere in un posto familiare
e conosciuto, essere "chez soi" sigifica stare in intima comunione
con se stessi.
Tanto per fare degli esempi che non chiariranno nulla ma che piacciono tanto
ai giovani: se io sono "a casa mia" e arriva un branco di parenti
assetati di cazzi miei che iniziano a scompigliarmi i capelli e a chiedermi
quand'è che mi sposo, io non mi sento per niente "chez moi".
Lo stesso succede quando rientro dall'estero e torno in Italia: è "casa
mia", ma non è un posto in cui io riesca davvero a comportarmi come
vorrei o in cui la anima si senta in pace.
Mi guardo in giro e vedo le facce delle persone che mi stanno attorno, coi capelli
che trasudano gel, gli occhiali da sole firmatissimi e un disperato bisogno
di esibizione e penso "no, questo non è il posto dove io sento il
bisogno di stare".
Io e loro usiamo gli stessi suoni per indicare cose simili, ma dire che "parliamo
la stessa lingua" mi sembra francamente eccessivo.
Però mi sento chez moi quando sto bene con me stesso, quando faccio qualcosa
che mi appartiene davvero e che mi fa stare bene.
Sono chez moi ogni volta che mi siedo sul seggiolino di una batteria, inizio
a suonare e divento una cosa sola con il ritmo.
Sono chez moi quando nuoto in una piscina e l'acqua accarezza il mio corpo mentre
io spingo con braccia e gambe, oppure quando mi basta respirare e sdraiarmi
per galleggiare nel tiepido nulla.
Sono sempre più chez moi davanti ad uno schermo e a una tastiera, anche
se la cosa è piuttosto inquietante.
A volte mi basta trovare un divano abbastanza comodo per sdraiarmi, appoggiare
la testa ed avere quella rassicurante sensazione di sprofondare all'interno
di me stesso, finalmente chez moi.
Ci sono posti in cui vorrei sentirmi chez moi ma non ci riesco: luoghi davvero
piacevolissimi e certamente non ostili ma che non riesco ancora a fare a meno
di considerare in qualche modo lontani ed alieni.
Tra questi luoghi rientrano senza dubbio le discoteche dove c'è della
buona musica, i ristoranti di gran classe e la vagina (in ordine di frequenza
di frequentazione).
Ah, ovviamente non posso dimenticare un posto dove è concentrata tutta
la mia pura essenza di me stesso e della mia personalità, un luogo in
cui spesso passano a trovarmi persone deliziose che mi spediscono il
cellulare della loro sorella per farmi sentire chez moi in un posto in più.
Che poi sarebbe questo posto qui
*I francesi si lavano poco, si profumano molto, hanno
la erre moscia e sono tutti omosessuali.
La popolazione francese viene salvata dall'estinzione solamente grazie all'enorme
afflusso di turisti che annualmente si recano in Francia per ingravidare le
belle Transalpine.
Vincent Cassel è italiano
ed ha falsificato la carta d'identità.