Il Maranza a Cuba


ci sono palme e bambù: è un luogo pieno di virtù

ci sono palme e bambù: è un luogo pieno di virtù

ci sono palme e bambù: è un luogo pieno di virtù



ci sono palme e bambù: è un luogo pieno di virtù

Dopo essermi definitivamente rovinato la reputazione di Bravo Ragazzo con le mie vacanze in Thailandia e a Santo Domingo, eccomi mettere la pietra tombale sulle mie possibilità di spacciarmi per una Persona Per Bene con il resoconto delle mie vacanze nella Mecca del Peccato, nel Supermercato della Passera, nel Centro Commerciale della Perversione.
No, non sto parlando di Busto Arsizio, ma bensì di quella placida isoletta tropicale che risponde al nome di Cuba.

 

Prefazione

Non sono una di quelle persone con la mania di Cuba, del Mito Cubano, con la bandiera del Che in camera da letto o cose così.
Però ovviamente sono una persona curiosa, e quindi ho approfittato di un momento di pausa (mi ero appena licenziato, e non avevo ancora trovato un altro lavoro) per spendere un fottio di soldi facendomi tre settimane a Cuba e vedere un po' che effetto faceva.
Il piano di battaglia è questo qui: una settimana avventurosa in macchina da Santiago all'Avana, una settimana culturale all'Avana e poi una settimana a fare il turista ignorante in spiaggia a Varadero.



27/04/2006 - Milano - Santiago de Cuba

Volo tranquillo, aereo semivuoto. Ho tutto lo spazio per sparpagliare le mie cose sul sedile di fianco al mio.
Dormicchio, faccio parole crociate, guardo i 2 (pessimi) film in programma.

Nota di colore: uno dei viaggiatori è andato a fumare "di nascosto" in bagno ed è stato ovviamente beccato in pieno da tutti i viaggiatori che hanno avuto un fremito di orrore nel sentore la scia di odore che il losco figuro si trascinava dietro nella sua disinvolta camminata tra le toilettes e il suo posto a sedere.
Il pilota ha immediatamente comunicato che per ragioni di sicurezza è vietato fumare in aereo, soprattutto quando si è in volo sull'oceano a qualche migliaio di chilometri dall'aeroporto più vicino e che incidentalmente chiunque venisse nuovamente sorpreso a fumare sarebbe stato consegnato alle autorità di polizia cubane al momento dell'atterraggio.
Ho leggermente goduto.

Dopo 10 ore di volo, finalmente l'atterraggio!
Sono le 18:00 locali, cioé mezzanotte per chi come me è ancora ancorato al fuso orario italiano.
In altre parole, io sono completamente distrutto ed ho veramente bisogno di dormire, mentre i locali sono tutti belli pimpanti sotto al sole caldo.
Dopo un'ora circa di formalità doganali e di domande imbarazzanti riesco finalmente ad uscire dall'aeroporto con tutti i miei bagagli e vengo immediatamente placcato da due giovani cubani che parlano italiano e che mi chiedono se ho bisogno di qualcosa, mi portano all'ufficio dell'autonoleggio a ritirare i voucher per gli hotel e la macchina, poi salgono in macchina con me e mi spiegano la strada per arrivare all'hotel, mi aspettano nella hall mentre mi faccio la doccia e mi cambio, poi mi portano all'hotel Melia per cambiare i soldi.
La mia sopraffina astuzia mi suggerisce che tutto questo non sia esattamente dovuto alla gentilezza del popolo cubano, ma che prima o poi mi tireranno una sonora inculata.
Al Melia incrocio una coppia di italiani che ha fatto il viaggio in aereo insieme a me e che ha prenotato un "fly and drive" da una settimana.
Non sapendo bene cosa fare e dove andare, ci facciamo trascinare dalle due piattole cubane in un "ristorante a conduzione familiare" dove abbiamo speso una cifra piuttosto imbarazzante per una cena discreta.
Ovviamente abbiamo offerto la cena anche alle nostre due guide, che non hanno neanche lontanamente accennato all'ipotesi che ognuno si pagasse la sua parte.
Decidiamo di aver così pagato il nostro debito di gratitudine nei loro confronti e di poter fare a meno dei loro servizi per il giorno successivo.

28/04/2006 - Santiago de Cuba

Dopo una notte di sonno ristoratore, onde evitare di dover passare la giornata con le due "guide" cubane attaccate al sedere mi alzo particolarmente presto, faccio colazione alle 7 e poi sgattaiolo al Melia a recuperare i due italiani per fare un giretto in centro.

L'accoglienza del centro di Santiago è veramente caloroso: non facciamo in tempo a scendere dalla macchina che già siamo circondati da gente che ci chiede soldi, sapone (uno dei generi di prima necessità che qui a Cuba è estremamente difficile da trovare) oppure che si offre di farci da guida per la città.
Alla fine vince la paziente opera di inseguimento del simpatico Alfonso, giovine negro studente di educazione fisica e aspirante campione di basket.
C'è da dire che il vantaggio di avere una "guida" non sta tanto nel fatto di avere indicazioni e spiegazioni, quanto nel fatto che se un turista è già accompagnato da un cubano, tutti gli altri cubani smettono di tampinarlo insistentemente.

Il centro di Santiago non è particolarmente entusiasmante, ha degli angoli interessanti e qualche scorcio caratteristico, ma niente di veramente imperdibile.
Probabilmente il vero fascino della città risiede più nella sua anima festaiola (è considerata la città più vivace di Cuba) che nella grandiosità monumentale.
In un paio d'ore vediamo più o meno tutto quello che vale la pena di essere visto e recuperiamo la macchina per andare alla fortezza del Morro, in riva al mare.
Da lì, seguendo le indicazioni del parcheggiatore, andiamo a mangiare a casa di una tizia gentilissima ma sfortunatamente sprovvista di sapone e acqua corrente per lavare le stoviglie.
Di fianco al "ristorante" c'è una piccola baia di acqua salmastra e maleodorante in cui i giovani cubani giocavano e danzavano felici al suono della musica che proveniva da due gigantesche casse piazzate sul balcone di un locale lì vicino.

Alla sera torno all'hotel e mi trovo uno dei due cubani del giorno prima che vaga disperato per la hall e che mi chiede perplesso dove fossi finito, visto che lui e il compare mi avevano aspettato per un paio d'ore nella mattinata...

29/04/2006 - Santiago e dintorni

Sveglia alle 7 (il cambio di fuso orario si fa ancora sentire pesantemente), colazione rapida e poi mi fiondo in macchina per fare il giro turistico della zona ad est di Santiago.
Salgo in macchina, giro la chiave e...... niente.
Il motore non ne vuol sapere di partire.
Dopo due ore di telefonate ed attese, finalmente arriva il meccanico che fortunatamente individua subito il problema, svuota il tubicino dell'iniezione che si era ingolfato e rimette in moto la macchina.

Prima tappa del mio piccolo tour è la "Gran Pedra", una roccia in cima ad una montagna che garantisce una vista favoloso su tutta Cuba e oltre.
Piccolo problema: quando finalmente finisco la lunga serie di tornanti che mi porta in cima al monte, mi trovo immerso in alcune nuvole basse che garantiscono una visibilità inferiore ai due metri.

Scendendo dalla montagna, inauguro quella che sarebbe stata la mia attività principale nei giorni a seguire, e cioé "dare passaggi ai cubani".
Faccio un piccolo inciso per chiarire il contesto: a Cuba ci sono pochissime macchine, quindi la gente fa continuamente autostop per spostarsi da un posto all'altro.
Dare passaggi agli autostoppisti non è solo un gesto gentile, ma è un vero e proprio dovere per le automobili cubane che, essendo tutte di proprietà dello stato, devono svolgere anche il servizio di trasporto pubblico ogni volta che questo venga richiesto.
Ai grandi incroci tra le strade principali c'è sempre un folto gruppo di persone che aspetta passaggi e spesso c'è anche un poliziotto che ferma le macchine e smista la gente a seconda delle necessità.
I turisti sono esentati da questo obbligo (le macchine per turisti hanno una targa diversa dalle macchine cubane) ma se tirano dritto si beccano probabilmente una selva di vaffanculo mentali da parte della gente che aspetta a bordo strada.
Dare passaggi ai cubani è doppiamente utile per un turista, in primo luogo perché permette di fare quattro chiacchiere con persone "normali" che non passano la vita con i turisti e che quindi sono un po' più sincere e spontanee nei comportamenti e in secondo luogo perché a Cuba non mettono uno straccio di cartello neanche a morire, e quindi l'unico modo per essere certi di arrivare rapidamente a destinazione è caricarsi qualcuno che debba andare più o meno nella stessa direzione e farsi dare indicazioni strada facendo.
Dicevo, ho dato un passaggio a questa tizia cubana (più sul genere "stregona-con-sigaro" che su quello "culetto-sodo-da-spiaggia") che mi ha caricato nel bagagliaio un paio di borse e... una gabbietta con dei pulcini pigolanti!
Non soddisfatto della mia proverbiale generosità, durante il tragitto ho caricato anche una giovane mamma con bambino e un'altra tizia.
Mi sono sentito un po' tassista, ed è stato anche divertente, a parte per il particolare del bimbo che si è pisciato addosso e ha lasciato la patacca triangolare sul sedile posteriore, ma tanto la macchina era a noleggio e quindi amen.

Scaricata la truppa, proseguo verso est in direzione di Siboney e del parco Baconao, ma ovviamente mi perdo e mi trovo in una strada che finisce con un bel cancello di accesso ad una miniera.
Torno indietro e carico in macchina due ragazze di cui non ricordo il nome e che quindi per comodità chiamerò "la grande" e "la piccola".
In teoria avevano bisogno di andare verso Ovest in direzione di Santiago, però visto che stavo andando verso il mare e che Baconao non gli dispiaceva e che c'era tutto il tempo di fare il bagno (sarà stata l'una e mezza del pomeriggio o giù di lì) e che comunque non aveano altro da fare, hanno deciso di montare in macchina.
La Grande è una graziosa mulatta 19enne, studentessa di medicina.
La Piccola invece è una sorta di essere ultraterreno e angelico, bionda con la pelle chiara, incredibilmente graziosa. Ahimé, ha solo 13 anni e ha un comportamento ai limiti dell'autistico: non apre bocca durante tutto il viaggio e in spiaggia si rifiuta di fare il bagno passando quasi tutto il tempo a raccogliere sassolini.
Appena arriviamo in riva al mare, veniamo accolti dal bagnino factotum che ci chiede se vogliamo qualcosa da mangiare o da bere (a Cuba i ristoranti sono sottoposti a tasse pesantissime e quindi c'è un fiorente "mercato nero" della ristorazione) e incidentalmente mi informa del fatto che eventualmente ci sarebbero anche dei letti liberi, nel caso io ne abbia bisogno.
Ovviamente io rifiuto sdegnato sia l'offerta di aragosta alla piastra che quella di copula alla cubana.

Nel viaggio di ritorno da Baconao verso Santiago (sempre con le due ragazze al seguito) mi fermo alle due principali attrazioni turistiche della zona: il museo dei trasporti e il parco della preistoria.
Il primo è costituito da una raccolta di auto "storiche" più o meno malconce e da una simpatica collezione di automobiline che ripercorrono la storia dell'automobile dalle origini fino ad oggi.
Il secondo invece è una cosa tipo Rivolta d'Adda, con le statuone dei dinosauri a grandezza naturale sparpagliate qui e là in questo enorme parco all'aperto. Alla vista dei dinosauri, la Piccola si risveglia parzialmente dal suo torpore e inizia addirittura a parlare! Miracolo!
Sinceramente mi sto chiedendo come reagirebbero due genitori italiani alla notizia che la loro figlia tredicenne ha passato la giornata con uno sconosciuto e quanto troverebbero credibile il fatto che un turista italiano carichi delle giovani ragazze in macchina per portarle a vedere il parco dei dinosauri.

In serata, cena rapida e triste al ristorante dell'hotel e caffé alla caffetteria lì vicina, dove faccio la conoscenza con una giovane ingegnera cubana che sta festeggiando il compleanno della zia.
Facciamo due chiacchiere, gli offro una birra (dietro gentile ma precisa richiesta della ragazza) e lei si lamenta di guadagnare molto meno dell'ultimo dei fessi che lavora con i turisti (cioé circa 13€ al mese...) e che non può neanche comperare una calcolatrice decente.
Inutile dire che una ragazza che mi guarda con i suoi occhioni tristi e mi dice "oh, ma come mi piacerebbe avere i soldi per comperarmi una calcolatrice scientifica con le funzioni trigonometriche" è davvero uno spettacolo straziante.
30/04/06 - Santiago de Cuba - El Cobre - Bayamo - Holguin

Sveglia all'alba dettata ancora una volta dal fuso orario bislacco e partenza da Santiago alla volta di Bayamo ed, eventualmente, Holguin.
Una delle cose carine di non aver prenotato gli Hotel è che posso farmi prendere dall'entusiasmo e decidere di fermarmi a dormire qui e là a seconda dell'ispirazione del momento.
Di sicuro voglio fare tappa al Santuario del Cobre.

Prima difficoltà del viaggio: fare il pieno di benzina per evitare di trovarmi con il serbatoio vuoto in mezzo alla campagna cubana.
C'è un ditributore a due passi dal mio hotel ma sfortunatamente la pompa è rotta e quindi vengo dirottato verso un secondo distributore di benzina poco lontano.
Ahimé, qui la pompa è perfettamente funzionante ma non possono vendermi la benzina perché quella che hanno è riservata ai lavoratori cubani con la tesserina e quindi mi tocca andare ad un terzo distributore di benzina ancora più lontano, dove c'è la benzina e c'è anche la pompa ma sfortunatamente c'è anche una coda chilometrica.
Alla fine riesco ad uscire vittorioso dal mio scontro contro la teutonica efficienza cubana e cerco di trovare la strada per andare là dove nessun turista era mai giunto prima.
Andando un po' a naso e chiedendo indicazioni qui e là riesco infine ad arrivare a questo celeberrimo santuario, per raggiungere il quale è necessario fare degli arditissimi slalom per evitare i venditori di ghirlande di fiori e di statuine-ricordo che si gettano coraggiosamente contro le auto dei pellegrini.

La chiesa non è particolarmente impressionante: è una chiesa carina ma senza nulla di particolare che però è costruita su un'altura che regala una vista davvero spettacolare sulle campagne intorno e sulla miniera a cielo aperto.

Altri due dettagli significativi: la presenza di una quantità stupefacente di "ex-voto" lasciati dai fedeli come ringraziamento per gli innumerevoli miracoli regalati generosamente dalla Santissima Vergine del Rame e la sfacciata esposizione di poster di protesta per l'imprigionamento di oppositori politici da parte di Mr Barba Fidel Castro, che per essere un crudele e spietato dittatore che semina il terrore in ogni dove denota un certo lassismo (o magnanimità, a seconda dei punti di vista).

Dopo aver reso i miei omaggi alla statua della Madonna la strada mi porta verso la cittadina di Bayamo, celebre per aver dato origine all'inno nazionale (la Bayamesa, che è un po' come la Marsigliese francese) e per essere stato uno dei centri caldi delle varie guerre di indipendenza e rivoluzioni che hanno vivacizzato la vita cubana negli ultimi decenni.
Mentre vago in macchina per la città seguendo le indicazioni "centro città" (che, come scoprirò più tardi, è chiuso al traffico e quindi il mio vagare sarebbe stato interminabile e circolare) mi si affianca un ragazzetto in bicicletta che si offre di "scortarmi" fino alla piazza centrale e di tenermi d'occhio la macchina.
Paragonata a Santiago, Bayamo è un piccolo paradiso di casette pulite che fanno lampeggiare i loro colori squillanti sotto l'implacabile luce del sole.
Le persone sono estremamente gentili e sono completamente assenti gli sciami di vampiri che si attaccano al portafogli dei (pochissimi) turisti.
In quasi tutte le vetrine spuntano gioiose le bandierine cubane e degli striscioni con slogan inneggianti alla patria, ai lavoratori e al Primo Maggio. Per strada ci sono squadre di cubani occupati a tirare a lustro le vie principali, in preparazione alla grande sfilata del giorno seguente.
Seguendo i saggi consigli della "Guide du Routard" vado in un cocktail bar caldamente raccomandato e mi godo un gigantesco daiquiri pagandolo una cifra meno che ridicola.
Mi permetto di segnalare all'ignaro barman che il suo locale viene leteralmente osannato da una delle più prestigiose giude turistiche europee e lui si legge la recensione ridacchiando soddisfatto.
Intermezzo: una delle cose più incredibili di Cuba è l'assoluta impossibilità di capire il vero costo delle cose, dato che capita spesso che ci siano differenze di prezzo di 5 o 10 volte in due locali assolutamente identici.
La comprensibilità del tutto non è certo facilitata dall'esistenza di due monete differenti: il "Peso convertibile" il cui valore è artificialmente ancorato a quello del dollaro e il "peso cubano" di valore 25 volte inferiore ed utilizzato quasi solo dai cubani per le loro spese quotidiane.
Come se non bastasse, ognuna delle due monete viene chiamata in molti modi diversi (devisa, CUC, dollar, moneda nacional ecc) ma per entrabe il simbolo ufficiale è il $.
Il motivo della delirante invenzione del "peso convertibile" è la disperata sete di moneta pregiata di cui soffre il governo di Cuba: gli stranieri posso cambiare i loro soldi in pesos convertibili e viceversa, mentre i cubani possono cambiare solo convertibili in pesos nazionali e quindi non sono legalmente autorizzati ad accumulare dollari ed euro, che finiscono quindi nelle desolate casse dello stato in cambio di questa moneta fittizia che al di fuori di Cuba ha il valore della carta straccia (la logica è più o meno quella delle fiches del casino).

Bayamo è talmente bellina che mi viene quasi voglia di fermarmici a dormire, ma alla fine decido di partire per Holguin in modo da potermi godere la sfilata del Primo Maggio in una città un po' più grandicella.
Appena uscito dalla città raccolgo una coppia di autostoppisti che sta andando proprio ad Holguin e che mi soleva quindi dalla necessità di preoccuparmi dei cartelli e della cartina stradale o di chiedere indicazioni ai passanti, consentendomi così di rilassarmi un po' e di godermi il paesaggio.
Loro sono felicissimi e mi dicono che il mio arrivo è stato un vero e proprio miracolo dato che c'erano pochissime macchine in giro (essendo una domenica pomeriggio prefestiva c'è poca gente che lavora, quindi le macchine e i camion stanno fermi) e stavano iniziando a disperare di tornare a casa dopo la loro visita ai parenti, la qual cosa era particolarmente grave dato che avevano anche comperato un bel pescione grande e grosso e dovevano assolutamente arrivare a casa per cucinarlo prima che iniziasse a puzzare forte.

Il viaggio è abbastanza lungo (un centinaio di chilometri), quindi abbiamo tutto il tempo di chiacchierare e di parlare del più e del meno, gli spiego un po' il mio piano per le vacanze e loro sono abbastanza stupiti all'idea di una persona che faccia un viaggio del genere da solo, poi come tutti i cubani si lamentano perché ci sono pochi soldi e mi raccontano dei loro parenti all'estero che guadagnano bene ma che hanno la nostalgia.
Insomma, li porto fino a casa loro che è in un vicoletto sterrato e mi invitano a salire a casa loro a bere una birra mentre dalle case del vicinato saltano fuori tutti i ragazzini che si affollano intorno alla mia Skoda Fabia e la guardano come se fosse un'astronave appena arrivata da Marte.
Faccio conoscenza con la mamma, la figlia, il fratello, la moglie del fratello e mi vengono sottoposte le foto della nipote ventenne cicciottella che ha già una bambina di quattro anni ma che è tanto una brava ragazza anche se non è sposata perché il papà della bambina abita in un'altra città e si è sposato con un'altra donna con cui ha fatto un altro paio di bambini.
Uscendo dal vicoletto aggiungo un nuovo capitolo alle mie esperienze automobilistiche: la manovra in retromarcia per uscire dal parcheggio evitando il carretto con il cavallo.
Devo ammettere che il fatto di avere un mezzo di trasporto che ti guarda severamente con i suoi occhioni mentre cerchi di sterzare e controsterzare per fare inversione è un'esperienza piuttosto angosciante.
Per farla breve: mi accompagnano all'hotel e mi propongono di uscire la sera con la nipotina che essendo giovane "conosce i posti dove andare" perché gli spiace lasciarmi solo e vogliono sdebitarsi.
Io arrivo in camera, mi sdraio un attimo per riposare gli occhi e vengo svegliato tre ore dopo dal telefono che squilla: è la nipotina che vuole sapere se ho voglia di uscire e che chiede se deve passare lei all'hotel.
Nel dormiveglia, le rispondo che forse è meglio se viene lei, perché non conosco la città e se esco dall'hotel mi perdo.

Dopo una mezz'oretta arriva la fanciulla: è una specie di salsicciotto sorridente avvolto in un abitino rosa confetto. Non esattamente il mio ideale erotico, ma d'altronde sono talmente stravolto e stanco che se anche fosse stata Nicole Kidman non cambierebbe poi molto.
Andiamo in un bar abbastanza anonimo a prendere qualcosa da bere e facciamo due chiacchiere: lei è veramente timida e non parla molto ma si illumina di entusiasmo quando mi parla delle cose che le piacciono come ad esempio studiare (ha ripreso gli studi da poco e sta facendo un corso da infermiera), cucinare, pulire e tenere in ordine la casa.
Nel frattempo si siedono al tavolo davanti al nostro due coppiette "turista vecchio pancione - cubana giovane gnocca" che si sbaciucchiano e palpeggiano lascivamente.
Una delle due ragazze mi lancia di tanto in tanto delle occhiate piene di perplessità che sembrano chiedersi "ma perché io che sono giovane e bellissima e con un sedere da urlo mi sono beccata il turista vecchio e laido che continua ad infilarmi la lingua nell'orecchio e la mano tra le cosce, mentre quel piccolo salsicciotto rosa sta con un giovane bellissimo e gentile?".


01/05/06 - Holguin: Primo Maggio

La mattina dopo vado a vedere la sfilata del Primo Maggio, che passa proprio davanti al mio hotel.
Quello che ho trovato davvero curioso è il meccanismo della sfilata, a cui partecipa tutta la città.
Ovviamente, dato che tutti sono all'interno della sfilata, non c'è nessuno che guarda passare la sfilata stessa tranne i funzionari di partito che stanno sulla tribuna d'onore.
Quindi la sfilata funziona così: tutti stanno tranquilli in fila sotto al sole muovendosi pian pianino e facendo caciara, poi quando arrivano in prossimità del palco si rimettono un po' in ordine, sfilano per un centinaio di metri sotto gli occhi attenti dei funzionari di partito e subito dopo sgattaiolano via disperdendosi e andando a fare festa in giro per la città.
L'atmosfera è molto più da carnevale (o da gay pride) che da severa sfilata di un paese dittatoriale: perfino la banda dell'esercito, aspettando il proprio turno, si mette ad improvvisare dei ritmi molto caraibici e molto poco marziali facendo ballare la gente tutt'intorno.
Mentre i cubani aspettano pazienti sotto al sole, io prendo la macchina e parto verso la città di Camaguey.


01/05/06 - Camaguey

Camaguey è una città piuttosto grandicella ed è nota per le sue numerose chiese ed è probabilmente proprio per bilanciare questo nafasto influsso superstizioso e controrivoluzionario che la città è tappezzata di faccioni del Che in ogni versione: dipinto sui muri, ritratto sui cartelloni e stilizzato in profilino lamierato.
Personalmente ho trovato divertente questa sorta di battaglia a distanza tra due idealisti morti piuttosto giovani, divinizzati dopo la loro dipartita e variamente strumentalizzati da chi li utilizza come icona.
Vabbé, a Camaguey ci sono appunto un po' di chiesette simpatiche che però non sono particolarmente sconvolgenti per un turista europeo abituato a ben altri capolavori, poi ci sono un paio di piazze carine in stile coloniale e restrutturate con gusto.
Poi boh, c'era molto caldo, indubbiamente.
Mentre vagavo per la città il custode di un palazzo storico che pareva essere chiuso al pubblico mi ha acchiappato al volo per farmi vedere le meraviglie custodite lì dentro.
E' stato davvero gentile, ma la desolazione che regnava lì dentro mi ha veramente ghiacciato il cuore.
Un paio di mobili, una statuetta, un pianoforte, una mostra di quadri veramente orrendi.
Alla fine gli ho mollato 50 centesimi per farlo felice e me ne sono andato via in preda allo sconforto.
Fortunatamente la mia camera aveva il condizionatore abbastanza silenzioso, la qual cosa è piuttosto sorprendente dato che il condizionatore cubano medio fa un rumore simile a quello di un turboelica al decollo ed è pertanto sconsigliabile tenerlo acceso mentre si cerca di dormire.

........ (continua, per chi ha tempo e voglia)

 

 

Torna alla home page