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02/05/06 - Santa Clara-Trinidad
Sempre per restare in tema di divinizzazioni, vado a fare un giretto a
Santa Clara per vedere un po' la città ma soprattutto il gruppo
monumentale del mausoleo di Che Guevara, che è piazzato in un gigantesco
slargo della strada all'entrata della città.
Davanti c'è lo statuone del Che che cammina fiero verso il sol dell'avvenire,
mentre dietro c'è l'entrata al mausoleo sotterraneo dove sono sepolti
i resti del Comandante e di alcuni suoi compagni rivoluzionari.
La tomba è in mezzo ad una specie di simil-foresta che vorrebbe rievocare
la giungla boliviana dove il Che ha perso la vita e che personalmente
ho trovato decisamente tamarra.
Uscito dal mausoleo cerco di arrivare in città,
giro in tondo e mi ritrovo al punto di partenza, ed immediatamente
vengo placcato da due giovinastri in bicicletta che mi chiedono se ho
bisogno di indicazioni, ed eccomi quindi a gironzolare per Santa Clara
scortato niente meno che da Ronaldo
in persona.
Visitina lampo al treno dell'esercito carico di armi e munizioni che è
stato fatto deragliare proprio da quella sagoma del Comandante Che Guevara,
giretto in centro, Ronaldo che cerca inutilmente di convincermi a restare
la notte a Santa Clara che lui conosce una casa privata che affitta le
camere ed è molto economica e poi partenza per Trinidad, penultima tappa
del mio vagabondaggio automobilistico.
La strada tra Santa Clara e Trinidad è piuttosto impervia e va su e giù
per i monti in mezzo alla foresta.
Le indicazioni scarseggiano, ma fortunatamente mi ero premunito caricandomi
un tot di cubani in macchina che mi spiegavano la direzione, quindi potevo
rilassarmi un pochettino e godermi il paesaggio, che è veramente favoloso.
In compenso l'ultimo tratto di strada è una roba da brivido perché ha
una pendenza inquietante ed è spaventosamente sconnessa.
Appena entro in città si avvicinano i soliti giovinastri in bicicletta
che cercano di convincermi che la strada è chiusa e che devo seguire loro
che sanno la strada. La tizia cubana in macchina con me gli dice di non
fare gli stupidini perché la strada è aperta, al che i giovani avvoltoi
mi chiedono in quale hotel sto andando e alla mia risposta sbottano con
aria di superiorità - no, ma guarda che è chiuso per restauri, conosciamo
noi una "casa particular" - ecc ecc.
Io li mando mentalmente a cagare (voglio dire, non
sono mica così stupido da credere ad una balla del genere, no?)
e giro per il centro cercando l'hotel.
Incredibilmente, è VERAMENTE chiuso per restauri. Sigh.
Non mi faccio prendere dallo sconforto e provo il secondo hotel della
lista, che è un po' fuori città ma che ha il pregio di offrire un panorama
delizioso.
Sfortunatamente è completo.
Credete fose che io mi sia fatto prendere dallo sconforto?
Ebbene si, l'ho fatto, ma fortunatamente c'era una terza e ultima possibilità
da giocare: l'hotel "Playa Ancon", che non era proprio a Trinidad ma in
un paesino lì vicino.
Cercando la strada per Ancon incontro la cubana che avevo appena scaricato:
mi fa un cenno e mi chiede dove vado. "Ancon? Hey, ma anch'io devo andare
lì!", e quindi la riprendo a bordo per la seconda volta.
L'hotel Playa Ancon è un gigantesco baraccone all-inclusive con tre ristoranti,
l'animazione, lo spettacolino serale ecc ecc.
Siccome fanno SOLO all inclusive, devo pagare la differenza tra il mio
voucher che copre solo la notte e la colazione e ricevo in omaggio quello
che è da anni il simbolo del turista tonto e sprovveduto, e cioé il
braccialettino colorato!
Sono molto emozionato, è la prima volta che ricevo il braccialetto dell'onnipotenza,
grazie al quale è possibile fare gratuitamente qualsiasi cosa all'interno
del complesso alberghiero. Birre, cocktail, abbuffate pantagrueliche al
self-service: basta un solo cenno con il braccio e il
lampeggiare del Braccialetto del Potere costringe tutti i camierieri dei
dintorni a gettarsi ai tuoi piedi e servirti umilmente.
Scarico i bagagli, mi godo il tramonto sul mare e poi vado a dormire sfinito
dalla stanchezza.
03/05/06 - Trinidad
Una delle città più graziose di Cuba, ha la fortuna di essere
molto bella e di avere il mare a due passi.
E' la prima città veramente "turistica" che incontro nel mio viaggio,
e infatti è tenuta relativamente bene, ci sono un sacco di localini con
la musica dal vivo, bancarelle con souvenir come se piovesse e mandrie
di stranieri che ciondolano qui e là con occhi curiosi.
Si vive molto l'atmosfera coloniale, con le
bellissime residenze spagnole antiche attorniate da casette
più o meno decrepite, qualche museo, un paio di chiesette e poco altro.
Io ho un caldo che a momenti muoio e quindi decido di fiondarmi dal primo
parrucchiere che trovo e farmi dare una bella sfoltita.
Parrucchiere per turisti, quindi prezzi stratosferici (quasi 3 euro!)
per un taglio e una lunga chiacchierata con il barbiere-pittore-guida
turistica-albergatore che, come tutti i cubani, cerca di sfruttare in
ogni modo il contatto con i turisti per guadagnare un po' di soldi in
più.
Sfortunatamente il suo talento di intrattenitore è di qualche ordine di
grandezza più grande della sua abilità di tagliatore di capelli, quindi
mi ritrovo con un ridicolissimo
taglio a funghetto che mi causerà grande imbarazzo nei giorni
seguenti.
Andando al bar per cambiare i soldi, incrociamo un cinquantenne canadese
che attacca bottone per raccontarci di come lui abbia deciso di mollare
il lavoro e la casa per gironzolare per Cuba e divertirsi un po'.
Ha preso una casa privata in affitto per 10 dollari al giorno, ha la fidanzatina
cubana giovane e carina e passa le giornate ad andare a zonzo,
prendere il sole e bere birra.
Si dichiara felicissimo della sua situazione, soprattutto perché non avendo
la macchina deve andare in giro a piedi e quindi è dimagrito un po' e
si sente in gran forma.
Mi auguro che il suo rientro a casa non sia particolarmente traumatico,
anche se è raro che il ritorno dal paese dei balocchi sia davvero privo
di conseguenze.
Torno in hotel, mi godo la spiaggia, bevo qualcosa al bar dell'hotel attaccando
bottone con due rotondelle ragazze canadesi e poi filo a letto a dormire
il meritato sonno.
04/05/06 - Trinidad
la città l'ho vista, voglia di andare a zonzo non ne ho e quindi me ne
resto in hotel a fare il turista medio.
mentre sono in spiaggia vengo reclutato per la partitella a beach volley,
in cui faccio mostra di inaudite doti atletiche e meritandomi il soprannome
di "gordito" (cicciottello) affibiatomi da uno dei ragazzi che stavano
giocando.
scoprirò più tardi con una certa sopresa che non si trattava di un turista
spagnolo, ma di uno dei responsabili dell'animazione.
adesso io capisco che i cubani siano spontanei e sinceri, ma farmi chiamare
"cicciottello" da uno che dovrebbe invece darmi del Voi e chiamarmi "Vostra
Maestà" inchinandosi al mio passaggio è veramente una cosa strana. Sarà
che la Thailandia mi ha abituato male, con le camerierine che si inginocchiavano
per servire i cocktail.
ah, sempre giocando a beach volley ho scoperto che la zona di gioco non
era costruita su sabbia profonda, ma su un sottile strato di sabbbia piazzato
sopra ad un lastrone di cemento, quindi al primo tentativo di recupero
in scivolata mi sono abraso un ginocchio con notevole spargimento di sangue.
in serata, io ed altri turisti facciamo i pirla con gli animatori e finiamo
in riva alla spiaggia con la chitarra e il rum a cantare e suonare.
una graziosa turista canadese si limona uno degli animatori, che ricambia
con poco entusiasmo (probabilmente anche lui non ne può più di limonare
le turiste).
Il mio amico animatore mi confida: "Gordito, qui non se ne può più di
tutti questi comunisti, sono vecchi, ragionano da vecchi, non sono capaci
di gestire i clienti. Speriamo che Fidel schiatti e che le cose cambino
in fretta, perché i giovani ne hanno piene le balle di fare la fila per
un posto di lavoro blindato e senza sbocchi".
E' inutile cercare di fargli capire che se ci fosse l'economia di mercato
gli toccherebbe lavorare il triplo e non potrebbe passare la giornata
giocherellando con i turisti e limonando con le turiste bevendo Rum.
05/05/06 - Trinidad - Havana
Et voilà che anche il vagabondare disperato ha il suo termine con il viaggio
Trinidad-Havana, dove restituirò la macchina ed inizierò a vagabondare
a piedi o con mezzi di fortuna.
E' passata solo una settimana dall'arrivo a Cuba ma mi pare un tempo quasi
infinito, eppure sono solo ad un terzo del mio viaggio. Sono stanchissimo,
eppure non ho fatto niente di particolarmente debilitante, a parte sopportare
il caldo e vagare qui e là.
L'impatto con la capitale è davvero impressionante: entrare all'Havana
dopo aver visto le altre città cubane dà l'impressione di passare da Buguggiate
a New York.
Mi faccio il Malecon (muretto lungomare, uno dei cuori della vita della
città) in macchina per riconsegnare la mia fedele Skoda all'autonoleggio
e passo di fianco ad una delle
infinite vecchie macchine americane, inseguita da un'altra buffa macchina
verde che la riprende con una gigantesca cinepresa.
L'autonoleggio è parecchio distante dall'Hotel (dove ho già scaricato
i bagagli) ma decido comunque di farmela a piedi, tanto per vedere che
effetto fa.
La cosa più divertente che incontro nel percorso attraverso la città (una
discreta scarpinata) è il Callejón
de Hamel, un vicoletto sperduto in mezzo ad altri vicoletti anonimi
ma caratterizzato da un piccolo dettaglio: è completamente decorato da
artisti locali.
Ci sono centinaia di murales che ne ricoprono ogni centimetro quadro,
curiose statue costruite con materiale di recupero sospese per aria, negozi
di oggetti d'arte e chincaglieria.
Due tizi mi placcano e mi fanno visitare un negozio di quadri e mi dicono
che devo assolutamente ritornare la domenica mattina perché c'è la "rumba"
(una specie di festa di strada) imperdibile.
Mi riprometto di farlo (scoprirò più tardi che la Rumba di Hamel è una
delle cose imperdibili di Cuba... ma è terribilmente difficile ricordarsi
quando è domenica, dopo una settimana di vacanza).
La camminata prosegue fino alla Plaza de la Revoluciòn con la sua gigantografia
del faccione del Che e lo
smisurato monumento a quel crapone
di Jose Martì, eroe nazionale cubano.
Poi arrivo al mio comodo hotel (Hostal El Comendador, in piena Havana
vecchia, ricavato da una vecchia casa coloniale sboronissima con il patio
interno) e mi fiondo a letto distrutto.
05/05/06 - Havana
Riassuntone globale di una settimana nella capitale cubana:
1) Architettura
Il centro storico è bellissimo, ma è tenuto bene (a tratti) solo perché
porta palate di soldi che servono a Fidel per rattoppare i conti dello
stato.
Il resto della città sta letteralmente crollando a pezzi: le case sono
conciate malissimo e non hanno nessun tipo di manutenzione tranne qualche
pietosa mano di vernice sulle costruzioni meno devastate dagli anni.
E' abbastanza straziante vedere una città così bella ridotta così male:
a me ha dato una strana sensazione da "ambientazione postatomica", un
po' alla Mad Max.
Per vedere qualcosa di curato bisogna andare parecchio fuori dal centro,
verso le zone residenziali più recenti dove ci sono anche gli hotel più
moderni delle grandi catene internazionali.
2) Pacco e contropacco
Le vie principali sono affollatissime di gente che cerca in maniera assillante
di proporre ai turisti la solita solfa "rum sigari casa particular ristorante
ragazze carine", ripetendo l'offerta in almeno 6 lingue diverse per vedere
se ci prende.
Se per caso ti fermi a rispondere qualcosa, scoprirai come per magia che
hanno un cugino - fratello - nipote in Italia e che conoscono l'Italia
e che l'Italia è bella e che insomma, non è che vuoi comperare i sigari?
La cosa divertente è che i sigari venduti per strada vengono spacciati
per "portati fuori di nascosto dalla fabbrica" e venduti sottocosto rispetto
al prezzo reale, ma sono quasi sempre dei sigari "taroccati" fatti con
tabacco di seconda scelta, quindi il turista che pensa di fare il furbacchione
e l'uomo di mondo che la sa lunga si ritrova a spendere un bel po' di
soldi per della robaccia infumabile.
Ci si aspetterebbe che gli italiani, vaccinati da secoli di truffe ai
danni dei turisti stranieri, siano immuni da questi bidoni. Purtroppo
siamo anche i più ingolositi dalle "vie alternative", quindi appena il
cubano butta lì un "senti, ti interessano dei sigari di contrabbando?"
il turista italiano medio ci si tuffa dentro con gioia.
3) Musica
In centro c'è musica, ma esclusivamente nei locali per i turisti, dove
le orchestrine suonano SOLO quello che il turista medio vorrebbe sentire
e cioé sostanzialmente le canzoni del Buena Vista Social Club.
Altre sorgenti musicali degne di nota sono i "compattoni" modello ghetto-blaster,
che sono un evidente status-symbol cubano e che vengono messi ad un volume
improponibile dai loro proprietari.
In questo modo tutti i vicini posso ascoltare un po' di musica a scrocco
e sono più lieti.
La qualità musicale è abbastanza imbarazzante: i pezzi musicalmente più
raffinati sono i parenti tamarri di Papi Chulo e della Gasolina.
4) Cultura
Allora, io ho provato a fare il turista serio e responsabile che non va
a ballare e sbronzarsi per poi scoparsi le cubane.
E quindi mi sono fatto il giro di tutti i musei della capitale, che effettivamente
sono anche belli e interessanti (oltre che dotati di aria condizionata).
La cosa strana era che i musei erano praticamente deserti, visto che i
turisti tendenzialmente non vengono a Cuba per vedere i quadri, e che
gli stessi impiegati dei musei mi guardavano molto incuriositi.
Il culmine è stato il seguente dialogo con una delle (giovani e graziose)
custodi del museo di arte cubana.
Lei "bla bla bla da dove vieni quanti anni hai da quanto tempo sei qui"
Io "sono all'avana da cinque giorni, ma è la seconda settimana a Cuba"
Lei "ma sei qui da solo?"
Io "si"
Lei "ah, e hai una fidanzata cubana?"
Io "Ehm.. no"
Lei (impermalosita e sospettosa) "ma come no? in tutto questo tempo, neanche
una ragazza? ma cos'è, non ti piacciono le cubane?"
Insomma, uno fa il bravo ragazzo e poi lo sgridano perché non si ubriaca
e non scopa.
5) Mignotte
Io ho girato più che altro di giorno, e in posti abbastanza "neutri",
quindi non mi è mai capitato di essere abbordato in maniera plateale.
C'è da dire che la prostituzione non è vista di buon occhio dalla la polizia,
che ferma per "controllo documenti" tutte le ragazze cubane che vanno
in giro con i turisti.
Nelle vie centrali c'è una coppia di poliziotti ogni 100 metri, quindi
le prostitute non sono molto invogliate a rischiare.
Suppongo che nei locali notturni la situazione sia leggermente diversa,
ma quando ci sono andato ero accompagnato da una ragazza cubana amica
del portiere dell'hotel, e quindi le altre ragazze non mi degnavano di
uno sguardo (probabilmente per paura di essere accoltellate dalla rivale,
che invece era una carissima e degnissima persona dalla moralità cristallina).
Il massimo che mi è capitato è stato farmi fischiare dietro da una studentessa
alla gelateria Coppelia, che poi si è fatta offrire il gelato (decente,
ma probabilmente eccellente per gli standard cubani) e poi mi ha seguito
qui e là per la città.
A me faceva anche piacere avere qualcuno con cui scambiare due parole,
quindi me la sono portata dietro fino in centro, siamo andati al ristorante,
abbiamo fatto due passi lungomare e poi le ho cavallerescamente pagato
il taxi per tornare a casa.
La cosa più sessuale che ho fatto è stato fissarle intensamente le tette.
6) Calore
Ovviamente faceva un caldo insopportabile e si riusciva a stare per strada
solo alle prime ore del mattino o alla sera.
Io ovviamente mi trovavo sempre ad essere alla distanza massima dall'hotel
verso mezzogiorno, e a visitare piazze e monumenti sotto un sole implacabile.
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