Memorie di un soldato

Alcuni credono che il mondo sia stato creato da un’intelligenza superiore, e che nulla di ciò che esiste sia stato lasciato al caso.
Ogni singolo millimetro del nostro mondo sarebbe così com’è perché così è stato deciso.
Io credo che, se fosse così, quest’Intelligenza non sarebbe poi così intelligente, visto lo schifo di mondo che ci ritroviamo.
Altri affermano che, in realtà, il nostro destino sia deciso da misteriose entità che vivono in altre dimensioni, che guidano i nostri passi ed influenzano le nostre scelte.
Volete sapere cosa penso di queste cose ?
Cazzate. Maree, valanghe di cazzate. Perché quando ti trovi faccia a faccia con una di quelle bestiacce maledette, beh, l’unica cosa in cui credi è il fucile che stringi tra le mani, e che può rappresentare la sola differenza tra la vita e la morte.
Sono due le cose a cui affido la mia vita in ogni momento: il fucile e l’istinto di sopravvivenza.
Non so dirvi di preciso come funzioni la cosa, però ogni tanto mi capita di “sentire” il pericolo, di sapere con assoluta certezza che dietro l’angolo c’è una Bestia ad aspettarmi.
Anche su questo “istinto” si raccontano delle belle storielle.
Una volta ho sentito dire che la nostra vita non è altro che un continuo ciclo di morti e rinascite, un lungo cammino lungo il quale imparare dai nostri errori, ed arrivare infine al “Nirvana”, l’annullamento totale, la fine di ogni sofferenza.
L’istinto del cacciatore non sarebbe altro che il ricordo delle vite precedenti, che ci porta ad essere più cauti. Il nostro inconscio ci spingerebbe ad evitare le azioni che ci hanno portato alla morte.
Andatelo a raccontare ai ragazzi morti durante la Caccia, spiegatelo ai loro cadaveri mutilati: “Mi
raccomando, la prossima volta state più attenti”.
Beh, ragazzi, mi scoccerebbe molto sapere di essere un burattino guidato da fili invisibili, un fantoccio nelle mani di un Essere ultraterreno, che mi usa solo per il suo divertimento, costringendomi a provare all’infinito l’angoscia della morte.
Già, perché tanto non è lui a sentirsi gli artigli che gli affondano nella carne, il sangue che sgorga a fiotti, la vita che scivola via a poco a poco ed il terrore di non riuscire a farcela.
No, non è lui a correre nei labirinti, cercando disperatamente delle munizioni abbandonate, sentendosi dietro la schiena il respiro di quei demoni arrivati da chissà dove.
Non so perché sto scrivendo questi appunti, sapendo che probabilmente nessuno li leggerà mai.
Forse è solo per farmi coraggio in questo momento difficile.
Perché, sapete, sono dannatamente a corto di munizioni e sento, dietro a questa porta, il passo pesante di un Cyber Daemon.

 NOTE
Per chi non lo avesse capito, il protagonista di questo racconto e' il soldatino di DOOM.
Questo racconto e' stato scritto prima dell'uscita di Nirvana di Salvatores, che prende spunto dalla stessa idea (il protagonista di un videogioco che prende coscienza della sua esistenza e si interroga sul suo significato).
Questo lo dico solo per evitare di essere accusato ingiustamente di plagio
Se invece volete accusarmi giustamente, sappiate che mi sono pesantemente ispirato al racconto "La sentinella" di Brown


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