Paris, pigalle

  E' bello stare lontani da casa.
Soprattutto se stare lontano significa una settimana a Parigi, ospite di un'amica.
Non è la prima volta che vado a Parigi, ma è la prima volta che ci vengo da solo.
Da solo, in giro per Parigi, con tanti soldi in tasca, sentendomi in qualche modo a casa mia, anche se sono a centinaia di chilometri dal mio letto.
Ho vissuto quasi un anno in Francia, ho assimilato odori, suoni, abitudini.
Ascolto le chiacchiere dei passanti e capisco cosa dicono, anche se si parlano tra di loro ad una velocità spaventosa.
Sono libero.
Non devo neanche fare il turista, ho già visto tutto quello che "si deve vedere" di Parigi, non ho altro da fare che bighellonare qui e la, prendere il metro e scendere in una stazione a caso, guardarmi intorno e respirare.
Alla fine vado a Pigalle, il quartiere a luci rosse, quello che i turisti girano in macchina la sera per sentire il brivido del proibito.
Se si è tra amici, si fa il giro delle vetrine e si commenta ad alta voce, tanto l'italiano non lo capisce nessuno. Alcuni gruppi trovano il coraggio di entrare, altri preferiscono restare fuori. "Oh, guarda che figa! Oh, ma che tette ha quella lì……Miii, che culo, quanto vorrei metterglielo nel culo…Guarda, guarda quella, ma hai visto che faccia da pompinara…."
Si ride, si scherza…ci si dà di gomito guardando i manifesti appesi fuori dai cinema e dai teatrini, come se ci si trovasse a Gardaland.
Io invece sono lì che passeggio, da solo, di mattina. Ho ancora la colazione sullo stomaco.
Non mi si legge in faccia "turista".
Anche quando parlo, ho un accento abbastanza indefinibile, non si capisce che sono italiano.
E poi non si è mai visto un turista da solo a Pigalle alle 11 di mattina.
Guardo le vetrine, in silenzio. Le prime immagini mi danno una certa eccitazione, poi la valanga di carne nuda mi precipita contro e comincio a boccheggiare.
Quintali di tette e cosce, mammelle ipertrofiche, bocche siliconate.
A quel punto inizio a sentirmi preso in mezzo.
Non sono mai stato in un cinema porno. Ho 24 anni. Cazzo, se non lo faccio adesso quando lo faccio ?
Non lo sa nessuno, non mi vede nessuno, la solitudine e la lontananza amplificano tutte le sensazioni.
Potrebbe essere in qualche modo affascinante, vedere questi cazzi enormi resi giganteschi dallo schermo del cinema, sentire gli attori godere in francese, poter uscire fregandosene completamente degli sguardi della gente.
Farlo senza la copertura della goliardata tra amici.
Andarci solo perché mi piace guardare la gente mentre scopa, mi eccita sentire le ragazze che mugolano, perché sono lontano da casa e voglio essere libero fino in fondo.
Inizio a guardare bene i manifesti.
Questo no, non mi attira.
E poi costa troppo (non mi ricordo quanto, ma era comunque troppo).
Addirittura un multisala, con facoltà di girarsi tutte le sale. C'è di tutto: normale, gay, lesbiche, trans, sado-maso…un piccolo supermercato della rappresentazione sessuale.
Penso a quelli che vengono in questi cinema, che abitano qui a due passi, che magari sono degli abitudinari.
E penso che dovrei entrare e mischiarmi a loro.
A gente che alle 11 di mattino non ha altro da fare che sedersi e guardare una tizia che si fa infilare di tutto in ogni dove, trovando tutto ciò molto eccitante e stimolante.
Inizia a salire la nausea.
Cerco di convincermi ad entrare.
Mi tremano le gambe.
Mi sembra di stare per fare qualcosa di veramente terribile, di stare per passare in qualche modo dall'altra parte della barricata.
La cosa più sorprendente è l'assoluta omogeneità dell'offerta.
I cinema costano tutti uguali, scrivono le stesse cose nei manifesti, probabilmente alcuni danno anche la tessere fedeltà con la raccolta punti. A 100 punti regalano la bambola gonfiabile ?
Tra cinema e cinema ci sono sexy shop e teatrini.
I teatrini sono i più terribili, perché fuori ci sono le accalappia-clienti che ti prendono sotto braccio ed iniziano a parlarti per convincerti ad entrare.
Devo fare uno sforzo per liberarmene.
Non sono belle, né giovani.
Sirene di mezz'età, sfiorite, appassite…fanées, come direbbero i francesi.
Forse le più carine le tengono di riserva per la sera, non lo so.
Attaccano bottone, sanno come parlare, sono convincenti….ma no, grazie, au revoir, e continuo a camminare.
Toh, un fruttivendolo.
Che ci fa qui ? Voglio dire, a parte fornire carote, zucchine, cetrioli e melanzane alle artiste.
Lo so, anche loro mangiano e bevono, guardano la televisione…..vivono , insomma.
Però vedere una prova così tangibile dell'esistenza dell'umanità "normale" lì in mezzo, mi stupisce.
L'ennesima acchiappa clienti…una mora coi capelli lunghi e ricci. Sulla quarantina, si direbbe.
"Ciao, dove vai ?"…"Hai uno strano accento, di dove sei ?".."oh, italiano, voi italiani siete dei grandi amatori"…"Perché non vuoi entrare? Non ti piacciono le ragazze ? Costa poco…c'è lo spettacolo…prendi qualcosa da bere, ti rilassi…sei in vacanza, no ?"…"Ti faccio lo sconto…50 franchi con la consumazione"…"Non sarai mica uno di quei segaioli che vanno al cinema, vero ? Qui ci sono delle ragazze vere…"
Alla fine cedo.
Grosso errore.
Sono abituato ai marocchini-senegalesi-negri_di_ogni_tipo che mi vendono gli accendini.
Io non fumo, ma ho la casa piena di accendini nuovi.
Compro l'accendino, saluto e me ne vado.
Qui non funziona così.
Dico di si, ed entro.
Pago i miei 50 FF al bancone del bar, ad un tizio grande e grosso con la faccia finto-amichevole.
Il locale è da manuale, molto buio, musichetta soffusa e carezzevole, luci rosse che girano.
Le lucine sono a forma di bocca. Labbra rosse che strisciano lentamente contro le pareti.
Mi siedo.
Immediatamente arriva una ragazza.
Bionda, clamorosamente tinta.
Non sembra brutta, ma neanche molto bella. Ha la pelle scura, da mulatta.
Nella penombra non si capisce molto, e io non riesco a guardarla negli occhi.
"Ciao, come ti chiami?"…. Ha una bella voce, naturale.
Non parla ansimando come le pubblicità dei telefoni erotici.
Come se ci fossimo conosciuti per caso…presentati da un amico.
"Quanti anni hai…da dove vieni?"
Lei cerca di sciogliere il ghiaccio, io sono teso come una corda di violino.
Arriva l'omone del bar, mi chiede cosa voglio da bere.
"Grand marnier ?" chiedo io, giusto per stare in tema con l'ambiente parigino.
"Niente….va bene un cognac ?"
Vada per il cognac. Me ne porta un bicchierone enorme.
Mi aspetto che sia una cosa dozzinale, da mercatone, giusto per dare qualcosa da bere.
Lo assaggio.
E' buono.
Un'altra sorsata…
Pessima idea.
Cognac alle 11 di mattina, mi uccide.
Non sono più molto teso, anzi, sto sprofondando su me stesso.
I muscoli hanno smesso si svolgere la loro funzione, sono diventato una massa di gelatina.
La ragazza riattacca "cosa fai nella vita ?" "studio ingegneria chimica". Ingegneria chimica...mi sembra un'altra dimensione. Il Politecnico di Milano…le aule grigie...gli studentelli con gli occhiali che sbavano davanti alle HP e ai telefonini…
Io sono uno di loro, eppure sono in un locale a luci rosse di Pigalle, a Parigi, con una ragazza che cerca disperatamente di sedurmi.
Penso a lei. Come diavolo è finita qui dentro ?
"Oh, allora troverai un buon lavoro", mi dice lei.
La conversazione è piatta, banale.
Ripeto le stesse cose che ho ripetuto un milione di volte, parlando coi ragazzi francesi.
Solo che questa volta è tutto diverso.
Penso di nuovo a lei, se sogna di poter fare una vita normale, senza doversi scopare tutti i turisti che passano.
Se invidia le commesse dei negozi di abbigliamento.
Cerco di sdrammatizzare. "E tu, cosa fai?" le chiedo.
Passo falso.
Stupido.
La voce le si abbassa di due ottave e diventa quasi triste "Io….io lavoro qui".
Appoggia una mano sulla mia coscia e comincia ad accarezzarmi.
La stanchezza, il nervosismo, il cognac….mi gira la testa.
Una tensione insopportabile.
E' il suo lavoro, lo ha fatto migliaia di volte, probabilmente non le pesa neanche…..eppure è lì di fianco a me, sento la sua mano calda, sento che respira.
E' viva.
Non è un'attrice su uno schermo, né una bambolona bionda e tettuta su un manifesto.
E' reale, reale tanto quanto me.
Potrebbe benissimo essere una mia compagna di università.
Non riesco a girarmi e a guardarla negli occhi.
Non mi sento degno, in qualche modo.
Percepisco la sua presenza, ma non posso guardarla.
Ritorna il barista. "Allora, cosa offriamo alla signorina ? Preparo un cocktail ? Il coktail fa 800 franchi"
Ottocento franchi.
Duecentoquarantamilamire.
Faccio cenno di no.
"Dai, sii, gentile, offrile qualcosa….600 franchi"
No
"Dai, su…la signorina non vale 600 franchi ?"
La signorina non vale 600 franchi.
Mio Dio.
Lo so, le cose funzionano così, ma trovarmele sbattute in faccia in questo modo…
E' una ragazza.
Pensa, parla, respira….è una ragazza normale.
Eppure me la stanno vendendo un tanto al chilo.
E lei lo sa, e spera che io dica di si, perché è il suo lavoro.
Niente da fare (600 franchi !!).
Mi spiace da morire.
Avrei voglia di prenderla e di trascinarla fuori, di raccontarle qualcosa di buffo e di farla ridere.
Lo so, è una scemenza, è infantile, è un luogo comune di pessimo gusto.
Però mi piange il cuore.
Il barista è scocciato, le fa un cenno, lei si alza e se ne va.
Rimango solo al mio tavolino, col cognac.
Per poco.
Dopo un minuto arriva un'altra ragazza.
Capelli scuri.
Forse il barista ha pensato che l'altra non mi piacesse abbastanza.
Ricomincia tutto da capo, chiseicosafaidadovevieni….. "Lo spettacolo inizia tra un po', bisogna aspettare…se vuoi ti faccio uno spettacolino io solo per te."
Penso a quanto mi costerebbe una cosa del genere e mi vengono i brividi.
Entra un altro cliente, giacca e cravatta, sui 35 anni.
Si siede qualche tavolino più in là.
Subito arriva una ragazza anche per lui.
Non è nervoso, lui.
Se la gode.
Si diverte.
Io sorseggio il cognac.
Non finisce mai, e io sono quasi sbronzo.
Ho quasi paura che l'omone possa incazzarsi.
Hai voglia a mettersi a ragionare e spiegare…
Che ci faccio io lì dentro ?
Cosa sono entrato a fare ?
Non ce la faccio più, sto per esplodere.
"Mi spiace, ma devo andare", dico alla ragazza.
Il barista mi guarda malissimo.
Sto per uscire, mi volto e vedo la finta bionda seduta in un angolo che si fa i fatti suoi.
Mi guarda e mi sorride.
"Au revoir", le dico, fingendo che sia tutto a posto, che sia tutto normale, che io non possa scoparmela per 600 franchi.
Esco.
La luce.
Aria fresca.
Barcollo.
Respiro.
La sirena, fuori dal locale, mi guarda sorpresa.
"Qualcosa che non va ? Non ti piaceva ?"
"No, tutto OK, devo andare, au revoir"
Non ho idea di quanto tempo sia rimasto dentro, mi è sembrata una vita.
I cinema porno ritornano ad essere quello che sono, dei giocattoloni colorati e stupidi.
Ci passo davanti, completamente indifferente.
L'angoscia, l'eccitazione, il desiderio…tutto scomparso.
Cammino in fretta, verso il metro.
Sono libero.
 

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