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L’inserzione sul giornale diceva proprio così : ” Da oggi digerirai anche
i sassi !!! Grazie a Maggoten, l’unico prodotto che sfrutta la millenaria esperienza cinese nel campo della medicina
naturale, ogni problema di digestione sarà solo un brutto ricordo.”
Potete immaginare la mia reazione davanti a quelle parole.
O. per meglio dire, la potreste immaginare se sapeste che sono stato tormentato da problemi di stomaco fin dalla
più tenera infanzia.
Tutti i miei ricordi sono accompagnati dal sapore del bicarbonato e dalla sensazione di bruciore di stomaco.
Non c’era partitella a pallone che non terminasse con il sottoscritto accasciato a terra, con in bocca il sapore
aspro del vomito, e con l’arrivo di mia madre che mi portava via al grido di “ Ma sei pazzo ? Lo sai che
poi stai male !”
Non parliamo poi dei rapporti con le ragazze, rovinati dal panico (probabilmente giustificato) dell’alito cattivo.
Ricordo che ad una festa (una delle poche alle quali ebbi il coraggio di andare), una ragazza ebbe l’idea di prendermi
per mano ed invitarmi a ballare. La guardai : aveva un viso a dir poco stupendo, incorniciato da lunghi capelli
neri. I suoi occhi blu cobalto erano una delle cose più belle che avessi mai visto, e le sue labbra, piccole
e ben disegnate, mostravano una sorta di acerba sensualità. Stavo per dirle di si, quando l’emozione ebbe
il sopravvento sul mio stomaco : le inondai il vestitino con un potente fiotto di vomito, e svenni.
Non crediate che io non abbia tentato in ogni modo di guarire da questa mia - lasciatemela chiamare così
- maledizione.
Ho consultato ogni genere di medici, girato le migliori cliniche d’Europa, mi sono sottoposto ad ogni tipo di cura
e credo di aver provato tutti i medicinali conosciuti. Il risultato ? Ho sperimentato sulla mia pelle moltissimi
effetti collaterali, ma non ho risolto il mio problema.
Capirete quindi il mio scetticismo : “un apparato digerente perfettamente funzionante” - recitava l’annuncio -
“a sole £ 150.000”
Non potei evitare di pensare che, come gli occhiali a raggi X o le creme per sviluppare i muscoli, fosse solamente
una trappola per idioti, e non lo presi neanche in considerazione, ridendo anzi tra me e me della stupidità
degli allocchi che si sarebbero lasciati truffare in modo così goffo.
Misi da parte il giornale e ricominciai a sistemare il salotto.
Non era certo un’impresa facile : c’erano libri e riviste sparsi un po’ ovunque, calzini sporchi e mutande in quantità
industriale, dischi impolverati che da mesi mi ripromettevo di ascoltare, alcuni barattoli dell’immancabile bicarbonato
con relativi bicchieri d’acqua semivuoti, oltre ad innumerevoli oggetti (placchette di ferro, tondini di plastica,
pezzi di cavi elettrici) la cui provenienza originaria mi era del tutto sconosciuta. A tutto ciò faceva
da contrappunto la mia biblioteca, dove centinaia di libri erano ordinatamente affiancati (tipico caso di deformazione
professionale), senza che un solo granello di polvere offendesse le loro lucide copertine.
Finii di sistemare il salotto proprio mentre gli ultimi raggi di sole della giornata cominciavano ad entrare di
sbieco dalla grande porta a finestre che dà sul cortile, dando alla stanza un soffuso colore ambrato.
Mi sdraiai sulla poltrona e mi concessi qualche minuto di meritato riposo, prima di cominciare a prepararmi la
cena.
Ero talmente stanco che mi addormentai.
Sognai l’arrivo di un pacco, ma non ricordo di cosa si trattasse. Ricordo solo che, nel momento stesso in cui l’aprivo,
venivo pervaso da una sensazione di grande serenità.
Mi svegliai risentendo ancora dei postumi della mia fase onirica : mi sentivo in pace con me stesso e con il mondo
intero.
Una violenta fitta alla bocca dello stomaco mi riportò alla realtà, ricordandomi che dovevo ancora
mangiare.
Consumai la mia cena in assoluto silenzio, pensando a quello che il mio subcosciente aveva cercato di dirmi attraverso
quel sogno.
All’improvviso mi tornò in mente l’inserzione.. ”Ogni problema di digestione sarà solo un brutto
ricordo”.
Non sono superstizioso, però stavo cominciando a considerare quel sogno come una specie di segno del destino,
o qualcosa del genere.
In fondo, poi, cos’avevo da perdere ?
Il mattino seguente spedii il tagliando allegato all’inserzione, e mi avviai al lavoro.
Lavoravo come archivista alla biblioteca centrale di *** : uno dei pochi lavori che mi consentiva di limitare il
contatto con la gente e, contemporaneamente, di avere accesso illimitato ad ogni fonte di informazioni.
In questo modo ero riuscito a farmi una vera e propria cultura in fatto di malattie dello stomaco : dispepsia,
ulcere e peritoniti non avevano per me alcun segreto.
Passai la giornata a catalogare saggi sull’apparato digerente degli anellidi, dopodiché tornai a casa con
un forte mal di testa.
2
Nei giorni seguenti mi resi conto di attendere con una certa ansia l’arrivo del
Maggoten.
Uscivo di casa sempre più raramente, e mi sorprendevo a restare davanti alla finestra a sorvegliare la strada,
nell’attesa dell’arrivo del postino.
Finalmente, dopo un paio di settimane, il pacco arrivò : ero talmente eccitato che lo strappai letteralmente
dalle mani del postino, firmai la ricevuta con uno scarabocchio e mi precipitai in casa.
Mi sentivo come un bambino la notte di Natale : morivo dalla voglia di aprirlo e scoprirne il contenuto.
Sotto alla spessa carta da pacchi c’era un secondo strato di carta oleata, fittamente decorata da disegni d'ispirazione
vagamente orientaleggiante. Al suo interno vi era una scatoletta contenente sei fialette piene di un liquido denso
e lattiginoso, accompagnate da un foglietto con le istruzioni.
Lessi velocemente il foglietto (una fiala alla settimana, mai a stomaco vuoto, non prendere bicarbonato o simili
durante la cura e via dicendo) ed attesi la cena per poter bere la prima fiala.
Andai a letto stranamente emozionato, come se sentissi che stava per capitarmi qualcosa di molto importante.
Il mattino seguente mi svegliai di buon umore, feci la mia solita colazione leggera a base di yogurt ed andai al
parco. Era una splendida giornata di primavera, con il sole che splendeva e gli uccellini che cinguettavano.
Sapete, ho sempre odiato la primavera, perché era la stagione in cui i miei amichetti uscivano a giocare,
mentre io dovevo restare chiuso in casa.
Quel giorno, invece, mi sentivo pienamente in sintonia con lo spirito primaverile : quella sensazione di rinascita,
di fiori che sbocciano, di uova che si schiudono e di vita che si rinnova.
Il parco era affollato da bambini che giocavano, mamme che chiacchieravano e giovani che amoreggiavano : sembrava
di passeggiare attraverso un acquerello naïf.
Ero talmente allegro che mi lasciai tentare da un piccolo chioschetto di dolciumi, e mi arrischiai a comprare una
ciambella fritta, che risultò bisunta, glassata ed abbondantemente zuccherata.
Al primo boccone di frittella pensai a quanto sarei stato male appena avessi iniziato a digerirla.
Invece, incredibilmente, lo stomaco non si ribellò, nonostante il superlavoro cui l’avevo costretto.
Nei giorni seguenti le cose andarono a gonfie vele, mi sentivo in forma come non mai, ed anche il mio lavoro di
bibliotecario non mi pesava come al solito.
Sulle prime pensai fosse l’effetto della bella stagione, poi, visto che la cosa andava avanti da qualche giorno,
cominciai ad avere il sospetto che il merito fosse proprio del medicinale che avevo cominciato a prendere.
Tanto più che mi sembrava che i miei problemi di stomaco stessero davvero migliorando, anche se ero convinto
che si trattasse più che altro di una sorta di “effetto placebo”.
Mi aspettavo che da un giorno all’altro la pacchia finisse, e che il mio stomaco ricominciasse a fare le bizze.
Invece, per quanto la cosa potesse sembrare incredibile, il mio stomaco lavorava alla perfezione, ed io mi sentivo
in gran forma, tanto che iniziai a frequentare una palestra, per scaricare le energie che mi sentivo in corpo.
Anche i miei colleghi alla biblioteca mi fecero notare che sembravo quasi ringiovanito : il mio solito colorito
giallognolo aveva lasciato spazio ad una tinta più rosea, e le rughe intorno agli occhi si erano leggermente
distese.
Mi accorsi anche che stavo iniziando a trovare meno fastidioso il contatto con la gente, e cominciai addirittura
a scambiare quattro chiacchiere con i vicini di casa, che prima di allora avevo scrupolosamente evitato.
Certo, ero ancora una persona estremamente schiva e taciturna, ma cominciavo a tentare timidi approcci con il mondo
esterno.
3
In poco tempo, i timidi approcci si trasformarono in una vera e propria frenesia
mondana : uscivo quasi tutte le sere ed iniziavo a crearmi un certo numero di amicizie.
Mi dava un’ebbrezza incredibile il poter finalmente partecipare a cene e bagordi senza provare rimorso : il solo
fatto di poter brindare insieme agli altri senza dover sostituire lo spumante con innocua acqua minerale mi faceva
finalmente sentire “normale”
Una sera, preso dall’euforia, mi presi una solenne sbornia, e dovetti essere riaccompagnato a casa a braccia :
fu una delle esperienze più divertenti della mia vita.
Mi sembrava di essere tornato al periodo della mia adolescenza, senza però tutti i limiti dovuti alla mia
debole costituzione: volevo provare tutto, ed il mondo mi appariva come un gigantesco parco delle meraviglie, dove
solo ora mi fosse consentito l’ingresso.
Mi accorsi presto, però, che l’ingresso al parco aveva un prezzo troppo alto, e che con il mio misero stipendio
di bibliotecario non sarei mai riuscito a soddisfare tutti i miei desideri.
Il piccolo conto in banca che avevo con fatica riempito, si stava svuotando ad una velocità impressionante.
Come se non bastasse, il prezzo del Maggoten aumentava a dismisura ad ogni nuovo invio, fino a diventare la voce
più importante del mio (misero) bilancio.
Non sarei riuscito a mantenere a lungo i ritmi di spesa a cui ero ormai obbligato.
L’idea di ricominciare la mia noiosa vita di archivista bibliotecario mi era assolutamente insopportabile.
Spinto dalla disperazione, chiesi ad un mio amico, laureato in chimica farmaceutica e impiegato in un laboratorio
di analisi, di analizzare il Maggoten, e di dirmi se esistessero farmaci simili ma con un prezzo più basso.
Circa una settimana più tardi, mi arrivò la sua telefonata :
“Allora ? Hai scoperto di cosa si tratta ?” gli chiesi con trepidazione.
“Di preciso no, però posso dirti che dentro quelle fiale c’è qualcosa che non mi sarei mai aspettato
di trovare. Per sapere di cosa si tratta dovrai rivolgerti ad uno specialista.”
“Senti, non sono in vena di indovinelli, dimmi che cos’hai trovato nelle fiale di così sorprendente”
Mi accorsi che la voce mi tremava per l’emozione.
“Larve.” - mi rispose con tranquillità - “Le fiale che mi hai consegnato erano piene di microscopiche larve.
Per questo ti ho detto di rivolgerti ad uno specialista : non ti serve un chimico, hai bisogno di un buon
biologo.”
Per poco non ebbi un collasso.
Larve ? Larve di che cosa ? Com’era possibile? Dovevo assolutamente scoprirlo.
Fortunatamente, lavorando in biblioteca, avevo frequenti contatti con ogni tipo di ricercatori, compresi i biologi.
Chiesi quindi ad uno di loro, un entomologo, di analizzare le larve, e lui fu ben felice di accettare, promettendomi
di darmi i risultati prima possibile.
Passai tre giorni interi chiuso in casa, aspettando la telefonata di risposta.
L’attesa mi era assolutamente insopportabile: non riuscivo a pensare a nient’altro.
Fissavo il telefono silenzioso, fin quasi ad ipnotizzarmi, poi cominciavo a camminare nervosamente su e giù
per il salotto, mordendomi le dita per il nervosismo, per poi tornare nuovamente al telefono.
Ogni volta che il telefono squillava, mi precipitavo ad alzare la cornetta con il cuore in gola, ed ogni volta
erano amici o colleghi preoccupati per la mia assenza, che liquidavo sgarbatamente.
Poi, finalmente, i risultati arrivarono, ed ancora una volta furono assolutamente sorprendenti.
“Si tratta di larve di vermi.” – mi disse la voce al telefono – “Non sono riuscito ad individuarne con precisione
la specie, ma dovrebbe trattarsi di un appartenente alla famiglia dei Nematoda. Sono una specie di vermi parassiti,
che sviluppano spesso una relazione simbiotica con l’ospite. Se mi lasci qualche settimana di tempo, potrei darti
qualche notizia in più.”
Non gli avevo rivelato che si trattava di un medicinale per lo stomaco, e mi guardai bene dal farlo adesso.
Le gambe iniziarono a tremarmi incontrollabilmente, e fui costretto a sedermi.
Ero assolutamente sconvolto: stavo allevando dei parassiti nel mio stomaco, e non avevo la minima idea di
quali sarebbero state le conseguenze.
Dovevo pensare a cosa fare, ma la mia mente insisteva a girare a vuoto intorno ad un solo pensiero: vermi, vermi,
vermi, vermi….
Iniziai ad avere delle allucinazioni tattili: mi sembrava di sentirli muoversi dentro di me, strisciare uno sull’altro
nel mio stomaco aspettando di essere nutriti.
Quella sera iniziai a prepararmi da mangiare, ma all’idea che quello che stavo cucinando sarebbe passato nel mio
stomaco, e che loro se ne sarebbero nutriti, fui preso da violenti conati di vomito.
Cercai di trattenermi, ma non ci riuscii.
Vomitai nel lavello della cucina con una violenza incredibile, fino quasi a svenire.
Appena mi riebbi, guardai nel lavandino: sepolti nel mio vomito strisciavano lentamente alcuni vermi biancastri.
4
Cosa fare ?
Ero assolutamente in preda al panico: se fossi andato da un medico, mi avrebbe certamente proibito di continuare
a prendere il Maggoten.
Ma io non volevo smettere, non volevo tornare ad essere un malato, un “diverso”, un handicappato.
Avevo un disperato desiderio di vivere, e l’unico modo per soddisfarlo era continuare a riempire il mio corpo di
vermi parassiti.
Quanto sarebbe durato ?
Quanto tempo prima che i miei ospiti cominciassero a causare danni irreversibili ?
Che imbecille ero stato ! Ero talmente preso dalla mia euforia da non pensare che non poteva certo essere tutto
così semplice.
Se il farmaco fosse stato davvero così miracoloso, perché nessuna ditta farmaceutica l’aveva commercializzato
? Perché era in vendita solo per corrispondenza ? Perché il prezzo aumentava in continuazione ?
Forse chi me lo vendeva sapeva che non sarei vissuto ancora a lungo, e cercava di spremermi fino all’ultimo.
E se il prodotto fosse stato veramente innocuo, ed ingiustamente ostacolato dalle lobbies farmaceutiche ?
Mi tornavano alla mente le storie di rivoluzionarie scoperte fatte passare sotto silenzio perché avrebbero
potuto destabilizzare l’ordine costituito.
Iniziai ad aggrapparmi a questa speranza con tutte le mie forze : si, era proprio cosi, c’era una cospirazione,
volevano farmi tornare un malato per continuare a vendermi le loro inutili medicine. Ma io gliel’avrei fatta vedere:
non ero certo uno stupido, sarei continuato ad andare dritto per la mia strada ed avrei vissuto una vita
normale, per Dio, una vita felice.
Intanto però deperivo a vista d’occhio: non riuscivo più a mangiare, ed avevo continui incubi.
Sognavo i vermi, li vedevo uscirmi dalla bocca e cominciare a divorarmi, me li sentivo strisciare sulla pelle,
cercavo di scacciarli, ma appena mi muovevo sentivo un terribile dolore allo stomaco, e rivedevo la faccia stupita
della bambina imbrattata dal mio vomito, e nel vomito c’erano i vermi, ed i vermi mi parlavano con la voce di mia
madre, e mi urlavano :“Non correre, non uscire, non giocare, non...”.
Poi mi svegliavo, bagnato di sudore, ma continuavo a sentire la voce che mi urlava nelle orecchie “NON CORRERE
NON USCIRE NON GIOCARE NONBERENONMANGIARENONPARLARENONUSCIRENON GIOCARENONCORRERENONNONNONNONNONNON ! ! ! !”
Alla fine il mio corpo cedette : ebbi un collasso e fui ricoverato in ospedale.
I medici furono sconvolti dalla mia situazione: il mio corpo aveva instaurato un rapporto di assoluta dipendenza
dai vermi, che trasformavano il mio bolo alimentare in un concentrato di sostanze nutritive, risparmiando al mio
stomaco la fatica di digerire.
In più, i vermi secernevano una sostanza leggermente euforizzante, che mi aveva rapidamente reso un tossicomane.
Le mie condizioni erano critiche: il mio corpo rifiutava il cibo, ma i vermi erano affamati, e avevano cominciato
a nutrirsi di tutto quello che si trovavano intorno.
Il mio stomaco era ormai ridotto ad un colabrodo, e fui operato d’urgenza per evitare che i vermi uscissero dalla
sacca intestinale e cominciassero a divorarmi dall’interno.
L’operazione riuscì perfettamente: lo stomaco fu asportato e sostituito da un tubo in materiale plastico.
Il prezzo da pagare era, ancora una volta, troppo alto : non potevo assolutamente alzarmi dal letto, ed ero nutrito
tramite una sofisticata apparecchiatura che i medici chiamavano “La nutrice”.
Ero lucido e cosciente, ma non potevo più muovermi.
5 (Epilogo)
Questa è la mia storia.
Sono ancora qui all’ospedale, attaccato alla nutrice, rimpiangendo di non aver mai avuto la possibilità
di vivere una vera vita.
Ora che sono in condizioni così pietose, aspetto solamente che la morte mi venga a prendere, e conto i secondi,
i minuti e le ore, fissando questo soffitto così bianco e così vuoto.
So di non avere più molto da vivere, il mio organismo è ormai irrimediabilmente compromesso.
Ed allora è meglio che io faccia prima possibile la fine alla quale tutti noi siamo destinati : sepolti
nella terra, nient’altro che cibo per vermi.